Archivio mensile:Novembre 2016

Centro Pastorale di Adaba

Nagaa.

Carissimi amici,

ad Adaba  stiamo costruendo il Centro Pastorale , un’opera importantissima per la formazione dei cristiani della Chiesa di Robe.  Anche la nostra Diocesi , con  le offerte raccolte nella Quaresima 2015, ha contribuito a portare avanti la costruzione che prosegue man mano che arrivano gli aiuti.  Ora sono iniziati i lavori per la chiesa che si spera di poter inaugurare il prossimo mese di Maggio.

La formazione dei laici, nella giovane  chiesa di Robe, come d’altronde in Italia  è fondamentale , senza di loro il vangelo non  cammina. In questo ambiente, che i laici  conoscono dall’interno , solo loro sanno come entrare in contatto con le persone e comunicare  la gioia della vita cristiania.  Quando vado a trovare le famiglie e quando vado nei villaggi vicini sono loro che parlano, spiegano il vangelo, guidano la preghiera.

I laici, come sapete bene, nella vita della Chiesa sono insostituibili , senza di loro il Vangelo non può entrare in dialogo col mondo, nella missione di Robe poi, dove i preti locali non ci sono , per raggiungere le persone solo i laici , che parlano la lingua locale, possono riuscire a trasmettere il vangelo, noi  preti siamo chiamati a sostenerli, incoraggiarli, star loro vicini e formarli all’incontro con Gesù che solo può dare un senso alla loro vita.

A quando la visita in Etiopia di qualche laico , o meglio di un gruppetto di laici dei diversi gruppi ecclesiali , per collaborare al  lavoro della formazione laicale ?

don Giuseppe Ghirelli

(fidei donum missionary diocesan priest)

Angelo da Robe, 24 novembre 2016

Angelo da Robe, 24 novembre 2016

 

            Cari amici di Araara,

                                               il Signore vi dia pace.

            Sto cercando di prender mano con il Sito, sotto la guida premurosa e attenta di Enrico, ma sempre tramite internet, che qui funziona quando vuole e come vuole (o meglio, come qualcuno in alto vuole). Oggi provo a scrivere un vero articolo, una specie di lettera a tutti gli amici di Araara, ma quanti sono? Quanti leggeranno? Come si deve fare per diffondere l’uso del Sito? Sono davvero un pivello di fronte a questo nuovo modo di comunicare, ma ci proverò. 

            La situatione politica in questo momento in Etiopia, diciamo così, è in standby. Lo stato di emergenza proclamato il 9 Ottobre e che dovrebbe durare per sei mesi, sta tenendo tutto e tutti sotto controllo e con un senso di paura e di attesa, in verità non si sa di che cosa. Un proverbio Oromo dice: “Di fronte al tempo e a chi ti tira un bastone di traverso, meglio abbassarsi”. Cito ora il nostro proverbio: “A buon intenditor poche parole” e mi fermo qui, che la prudenza è d’obbligo.

            A voi amici dell’Araara devo, prima di tutto, dirvi dell’Ospedale Neuro Psichiatrico che stiamo costruendo con tanti sforzi e timori. Per quanto mi riguarda, con tanti sforzi e con maggiori timori, economici naturalmente, temendo di aver fatto un passo troppo lungo e di aver preteso troppo. Poi sento sempre una voce nell’intimo che mi rincuora ed è certo la stessa voce che mi ha spinto a osare tanto: “Quello che stai facendo è per gli ultimi della terra, per i miei figli e figlie che non sopporto più che siano buttati lungo le strade dell’Etiopia come le bottiglie di plastica che stanno devastando il paesaggio di questo bel paese”. 

            Vi confesso, con una certa vergogna, chiaro segno della mia poca fede, che molte notti mi sveglio di soprassalto, impaurito da questa sfida intrapresa. Oppure di giorno e purtroppo anche nei momenti di preghiera, mi trovo spesso a far conti che non tornano, dato la grande cifra di denaro che manca. Ai tre milioni di euro del progetto complessivo in cinque anni, mancano quattrocento mila euro. Poi penso che invece dovrei essere pieno di gratitudine a Dio per quanto già ci è stato accordato, in tre anni dalla CEI, e così mi dibatto tra la lode a Dio e la paura nella mia poca fede. Aiutatemi carissimi a essere un uomo di fede, pregate per me.

            Un’altra ragione di lode a Dio siete voi, amici di Araara, ancora pochini, un po’ dispersi, insicuri e timorosi anche voi, però intanto qualcosa di importante si è fatto, l’Associazione, appunto, che non è piccola cosa. Qualche evento si è fatto, ed ora anche questo Sito, che però deve crescere e allargare la rete.

            Avevamo posto come obiettivo di questo secondo anno di poter raggiungere un numero di 500 soci, con la quota associativa di venti euro, cercandoli tra i nostri amici, tra le persone più semplici e volenterose. Non so a che punto siamo.

            Avevamo poi posto come successivo obiettivo di andare a bussare alle porte dei ricchi, porte spesso  ben serrate, ma bisognerà pur provare, per aiutarli, naturalmente. E’ un gran servizio ai ricchi poterli aiutare ad aprire il cuore ai poveri, perché possano salvare la propria anima ed entrare nella vita eterna. Su questo argomento, che è poi la Parabola del Ricco Epulone, mi riprometto di scrivere qualcosa a suo tempo. Non oggi che sono già stato lungo. Dicono, infatti, gli esperti che siccome si legge sempre meno, se si vuol essere letti ed incisivi, bisogna almeno essere brevi, oltre che interessanti.

            La pace e pregate tanto per me. Angelo.

 

Angelo da Robe 18 Novembre –

Angelo da Robe, 18 Novembre 2016

Caro Enrico, è la prima volta  in vita che scrivo su un sito e mi sento un pulcino nella stoppa. Non so a chi sto scrivendo, per cui come posso esprimermi? Caro Enrico mi devi far capire che cosa sia un sito, a chi si rivolge, chi lo legge, che cosa significa scrivere un articolo. Oltre naturalmente alle cose tecniche. Capisco,  che se qualche giovane dovesse leggermi avrebbe quasi un ghigno di disprezzo per la  mia generazione. Ci vuole pazienza, da parte di tutti. Capisco che questa nuova tecnologia è preziosa, e me ne sono accorto quando dalla lettera cartacea, con i suoi bei francobolli, che aspettavo con ansia e con trepidazione andavo a prenderla nell’Ufficio Postale di Soddo, nel famoso P.O.Box 160 e se ce n’era una di mamma che aveva viaggiato un mese, me la tenevo stretta, me la rimiravo, mai l’aprivo subito, lasciavo che il cuore battesse forte, prima di aprirla e poi con il mio coltellino svizzero, che tenevo soprattutto per questo, liturgicamente ne tagliavo i bordi …. con l’e-mail, tante emozioni sono sparite, però non rimpiango di certo che per contattare la mamma avessi bisogno di circa due mesi, tra la mia che andava e la sua che tornava. Ora sono un esperto di e-mail, molto esperto e me ne rallegro. Con le altre cose  però, tipo Facebook e altro, non ci ho mai provato e ho avuto sempre una certa idiosincrasia, che non credo riuscirò a superare. Ora abbiamo aperto questo sito di Araaraonlus, dicono che dovrebbe aiutarci a tenerci in contatto più stretto e veloce … mi voglio fidare e voglio imparare. Vediamo se ci riesco. Aiutami Enrico.

La pace, Angelo.