Angelo da Robe, 24 novembre 2016
Cari amici di Araara,
il Signore vi dia pace.
Sto cercando di prender mano con il Sito, sotto la guida premurosa e attenta di Enrico, ma sempre tramite internet, che qui funziona quando vuole e come vuole (o meglio, come qualcuno in alto vuole). Oggi provo a scrivere un vero articolo, una specie di lettera a tutti gli amici di Araara, ma quanti sono? Quanti leggeranno? Come si deve fare per diffondere l’uso del Sito? Sono davvero un pivello di fronte a questo nuovo modo di comunicare, ma ci proverò.
La situatione politica in questo momento in Etiopia, diciamo così, è in standby. Lo stato di emergenza proclamato il 9 Ottobre e che dovrebbe durare per sei mesi, sta tenendo tutto e tutti sotto controllo e con un senso di paura e di attesa, in verità non si sa di che cosa. Un proverbio Oromo dice: “Di fronte al tempo e a chi ti tira un bastone di traverso, meglio abbassarsi”. Cito ora il nostro proverbio: “A buon intenditor poche parole” e mi fermo qui, che la prudenza è d’obbligo.
A voi amici dell’Araara devo, prima di tutto, dirvi dell’Ospedale Neuro Psichiatrico che stiamo costruendo con tanti sforzi e timori. Per quanto mi riguarda, con tanti sforzi e con maggiori timori, economici naturalmente, temendo di aver fatto un passo troppo lungo e di aver preteso troppo. Poi sento sempre una voce nell’intimo che mi rincuora ed è certo la stessa voce che mi ha spinto a osare tanto: “Quello che stai facendo è per gli ultimi della terra, per i miei figli e figlie che non sopporto più che siano buttati lungo le strade dell’Etiopia come le bottiglie di plastica che stanno devastando il paesaggio di questo bel paese”.
Vi confesso, con una certa vergogna, chiaro segno della mia poca fede, che molte notti mi sveglio di soprassalto, impaurito da questa sfida intrapresa. Oppure di giorno e purtroppo anche nei momenti di preghiera, mi trovo spesso a far conti che non tornano, dato la grande cifra di denaro che manca. Ai tre milioni di euro del progetto complessivo in cinque anni, mancano quattrocento mila euro. Poi penso che invece dovrei essere pieno di gratitudine a Dio per quanto già ci è stato accordato, in tre anni dalla CEI, e così mi dibatto tra la lode a Dio e la paura nella mia poca fede. Aiutatemi carissimi a essere un uomo di fede, pregate per me.
Un’altra ragione di lode a Dio siete voi, amici di Araara, ancora pochini, un po’ dispersi, insicuri e timorosi anche voi, però intanto qualcosa di importante si è fatto, l’Associazione, appunto, che non è piccola cosa. Qualche evento si è fatto, ed ora anche questo Sito, che però deve crescere e allargare la rete.
Avevamo posto come obiettivo di questo secondo anno di poter raggiungere un numero di 500 soci, con la quota associativa di venti euro, cercandoli tra i nostri amici, tra le persone più semplici e volenterose. Non so a che punto siamo.
Avevamo poi posto come successivo obiettivo di andare a bussare alle porte dei ricchi, porte spesso ben serrate, ma bisognerà pur provare, per aiutarli, naturalmente. E’ un gran servizio ai ricchi poterli aiutare ad aprire il cuore ai poveri, perché possano salvare la propria anima ed entrare nella vita eterna. Su questo argomento, che è poi la Parabola del Ricco Epulone, mi riprometto di scrivere qualcosa a suo tempo. Non oggi che sono già stato lungo. Dicono, infatti, gli esperti che siccome si legge sempre meno, se si vuol essere letti ed incisivi, bisogna almeno essere brevi, oltre che interessanti.
La pace e pregate tanto per me. Angelo.