Robe, 30 agosto 2018
Ai fratelli e alle sorelle della Chiesa Missionaria in Rete per la Prefettura di Robe
Fratelli e sorelle carissimi, il Signore vi dia pace.
È la prima lettera di comunione che vi invio e mi sento un poco imbarazzato nel farlo. Son sicuro che in seguito, quando comincerà un rapporto continuo mensile sarà più facile, per un discorso che porteremo avanti insieme.
Siamo ancora pochissimi, e mi verrebbe voglia di mollare, ma insito perché non vedo altra via nel poter assolvere al mandato di prima evangelizzazione che il Papa mi ha affidato ai confini del Vangelo. Sono un poco preoccupato, ma non mi scoraggio. Sento che il Signore, con voi laici cattolici, che volete partecipare alla prima evangelizzazione con me, sta aprendo una nuova strada che si chiarirà con il tempo.
Il Signore sempre parla con i segni dei tempi, a noi saperli interpretare per conoscere il suo volere. La crisi vocazionale dei sacerdoti e dei religiosi non è qualcosa che sfugge alla mente di Dio, allora non ci sarà forse una Parola forte di Dio per un cambiamento? Per una novità assoluta? Finora la prima evangelizzazione è stata appalto dei religiosi e dei preti, i laici hanno ricoperto spesso uruolo marginale. Con la crisi vocazionale evidente e per il momento irreversibile, che cosa facciamo? Sospendiamo la prima evangelizzazione, aspettando tempi migliori? Non rispondiamo più al mandato testamentario di Gesù di andare fino ai confini della terra con la Buona notizia della sua morte e resurrezione? Non sia mai! Andremo avanti senz’altro, ma forse in modi diversi, puntando più sulla responsabilità di ogni cristiano laico di annunciare il Vangelo sia come missionari laici, sia nel sostegno spirituale e materiale alla prima evangelizzazione.
Con il progetto della nostra Chiesa Missionaria in Rete, che vuole sostenere la prima evangelizziamone nella Prefettura di Robe, vogliamo percorrere le nuove strade che il Signore sembra tracciarci.
Fratelli e sorelle, ho bisogno di voi, ho bisogno che siamo tanti, che ci dedichiamo seriamente alla conoscenza della missione che ci è stata affidata, alla preghiera e al sostegno economico.
Chiedendovi 50 centesimi al giorno, non vi ho chiesto poco e non vi ho chiesto molto, ma dobbiamo essere fedeli e dobbiamo coinvolgere tante persone, sapendo che facciamo loro un regalo, immettendole in questo flusso spirituale di evangelizzazione. Per alcuni potrebbe essere un modo per riscoprire le sorgenti della propria fede, che cresce donandola.
A proposito di sorgenti vi racconto quello che mi è capitato in questo mese. Il mio amico Gianluca, che molti conoscete, mi ha parlato delle sorgenti del Wabi Shebeli, un grande fiume che dall’Etiopia se ne va verso la Somalia in un percorso di duemila chilometri e segna il confine Nord della Prefettura. Conoscevo già il posto e le varie tradizioni e soprattutto la sacralità del luogo. Mi sono così fermato e ho visitato il luogo sacro. Sono rimasto impressionato dal recinto sacro, in legno, con quattro porticine nelle quattro direzioni della terra. Quella più importante è verso oriente. Alle persone della religione tradizionale Oromo, che erano in preghiera, ho chiesto di poter pregare anch’io con loro e poi ho detto come quelle porticine mi avessero impressionato e come Gesù nel Vangelo abbia parlato della porta stretta per entrare nel Regno. Abbiamo condiviso che solo gli umili possono pregare di fronte a Dio, per i superbi non c’è posto di fronte a Lui. In più ho pensato
molto alla sorgente della mia vita, cioè al sepolcro vuoto che è in Gerusalemme, dove sono stato l’anno scorso. Anche lì si entra da una porticina stretta e bassa.
Che il Signore doni a noi tanta umiltà. Lo auguro a tutti voi e pregate tanto
per me.
La pace, fra Angelo.