Robe, 27 ottobre 2018
Ai fratelli e alle sorelle della Chiesa Missionaria in Rete per la Prefettura di Robe
Fratelli e sorelle, il Signore vi dia pace.
Siamo già alla terza lettera di comunione. Quasi la metà del mese di ottobre l’ho passata in Italia dove ho avuto modo di avere incontri importanti per la prima evangelizzazione, in particolare con il nuovo Ministro Genarale dei frati Cappuccini, fra Roberto Genuin. Naturalmente è stato un incontro sereno e fraterno, nello stesso tempo il Ministro conosceva poco della nostra Prefettura. L’ho aiutato a capire e soprattutto mi ha chiesto di mettere per iscritto quanto gli avevo comunicato. Cosa che ho fatto subito.
Un altro incontro pregno di speranze per la nostra Chiesa è stato quello al CUM di Verona, dove si stavano preparando ben cinque missionari per la Prefettura. Tre dalla Diocesi di Padova, due preti ed una laica e due sorelle consacrate della Comunità Missionaria di Villaregia. Eccoli: da destra Don Nicola, Don Stefano, Elisabetta, don Raffaele, nuovo Direttore dell’Ufficio Missionario di Padova. Alla mia destra una sorella Portoricana e un’altra Italiana. Che ve ne pare?
I tre di Padova ora sono in Scozia per l’inglese, ho già iniziato le pratiche per il permesso di lavoro, speriamo bene, e per gennaio del nuovo anno dovrebbero arrivare in Addis Abeba, dove si fermeranno per almeno quattro mesi per il primo corso di lingua Oromo. Le due sorelle sono le prime che fanno il corso, poi ci
saranno altri due preti e un’altra sorella, in tutto cinque missionari che si preparano per la missione e dovrebbero essere pronti per la fine del prossimo anno. Benedite Dio con me, nello stesso tempo accompagniamo tutto questo movimento di grazia con la santa trepidazione della vita che nasce.
Un momento importante è stata anche la veglia missionaria alla quale ho avuto modo di partecipare nella mia diocesi di Fermo. Mi ha impressionato soprattutto il Vescovo Rocco che con convinzione ha detto che non rifiuterà alcuna richiesta di preti che vogliano partire per le Prefettura. La sua apertura sincera alla missione mi ha colpito e ora che lo Spirito infonda lo zelo per la prima evangelizzazione a qualche prete della diocesi. Preghiamo per questo.
Carissimi, mentre da una parte sono pieno di confidenza per il futuro, il mio rientro a Robe è stato piuttosto preoccupante visto che a Kofale, per esempio, con il tempo di animazione missionaria che Bernardo fa ogni anno per due mesi in Italia, non c’è nessuno che curi la comunità e anche la casa di Kofale. Così ho preso la responsabilità di gestire la casa dei Cappuccini, che in verità non ci sono più, e la Parrocchia.
Appena rientrato ho avuto la gioia di guidare un giorno di ritiro per dodici famiglie, nel nuovo centro di formazione di Adaba. Il Signore mi ha dato una Parola forte che mi accompagna ancora e che voglio condividere con voi: “il segno di Giona”. Molti vogliono seguire Gesù e chiedono segni. Vogliono soluzioni concrete, immediate, veloci ai loro problemi. Gesù, una specie di mago potente. Gesù, chiaramente irritato risponde: “Questa è una generazione malvagia, non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona”
(Lc 11,29). Che significa? Per chi ascoltava e conosceva le Scritture a memoria, non esattamente come noi che facciamo tanta fatica con le Sacre Scritture, il segno di Giona era molto chiaro. Dio vuole salvare i peccatori della città di Ninive e vuole mandare Giona a predicare la conversione, ma Giona indignato perché Dio vuole salvare i peccatori, si rifiuta e scappa su una nave. Poi una terribile tempesta, il capitano comincia ad alleggerire la nave gettando a mare le cose meno utili e alla fine comincia con le persone, allora Giona che se ne stava nascosto e vergognoso, perché sapeva come stavano le cose, dice che tutto il disastro avviene perché lui sta scappando dal Signore. “Buttate me a mare e tutto sarà risolto”. E così avviene. Dio, che è pietoso anche con Giona, lo fa ingoiare ad un grosso pesce, che dopo tre giorni lo deposita vivo sulla spiaggia. Giona capisce, predica e Ninive si converte. Sembra una storiella da bambini, in effetti la Bibbia parla ai semplici e sarebbe davvero da raccontare queste storielle ai bambini invece di quelle storie terribili di fumetti spaventosi! È una parentesi, ma la voglio aprire, perché mi ha impressionato molto la faccenda di un bambino che ho conosciuto in Germania. Lo vedevo sempre agitato, con movimenti strani e non riuscivo a capire, la mamma era una brava signora, poi un giorno sono stato nella loro casa e ho capito il perché, lui se ne stava da una parte accovacciato e schizzato su una sedia tuffato su un telefonino. Avvicinatomi ho visto che guardava avido uno di quei fumetti di guerre stellari con flash improvvisi e musiche rimbombanti. Non sarebbe più salutare la storiella di Giona? Chiusa la parentesi. Tre giorni nel ventre del pesce e poi vivo sulla spiaggia è il chiaro segno dei tre giorni di Gesù nel sepolcro e la gloria della domenica di Pasqua. Ecco il segno che ci basta. Gesù, che cosa avrebbe dovuto fare di più e di meglio che sconfiggere il potere della morte?! Questo ci basta e ci avanza, sapere che non moriamo, che siamo per la vita ora ed eterna, che ogni morte ci dà la vita, che possiamo essere felici sempre, perché siamo certi che sempre Dio è nostro Padre amoroso e ne abbiamo la garanzia nel dono del figlio Gesù morto e risorto e che ci ha donato il suo Santo Spirito per fare anche noi sui figli, lui per natura, noi per adozione, ma non cambia molto. E invece vogliamo i segni della salute, del benessere, della tranquillità, della prosperità, sempre a chiedere sciocchezze al Signore quando già ci ha dato tutto, il meglio assoluto, la vittoria sulla morte. Che possiamo aprirci tutti piuttosto alla “eucaristia”, al rendimento di grazie a Dio Padre nostro!
Pregate tanto per me.
La pace, fra Angelo.